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  • Facebook pronta a riaprire i suoi uffici dal 10 maggio

    Facebook pronta a riaprire i suoi uffici dal 10 maggio

    Facebook riapre gradualmente i propri uffici. Inizieranno a riaprire il 10 maggio gli uffici della Bay Area per poi pro seguire a riattivare il 10% di Menlo Park. In ogni caso, niente cibo all’interno dei campus e niente autobus.

    Secondo quanto riporta di San Francisco Chronicle, Facebook è pronta a riaprire i suoi uffici, in maniera graduale, seguendo l’andamento positivo della fase post pandemia da Covid-19. Il 10 maggio 2021 apriranno gli uffici della Bay Area, per poi arrivare a riattivare il 10% delle attività di Menlo Park, il quartier generale del colosso fondato da Mark Zuckerberg.

    Le riaperture proseguiranno poi con gli uffici di Freemont, il 17 maggio, Sunnyvale la settimana successiva, il 24 maggio, per poi proseguire il 7 giugno, quando riapriranno le due torri che si trovano al centro di San Francisco. Si tratta quindi di un lento ritorno ad una nuova normalità e di un provvedimento che si affianca a quello che in precedenza prevedeva il ritorno degli uffici a partire dal 2 luglio 2021. Data, quest’ultima, che resta comunque ancora valida per tutti gli altri dipendenti che potranno continuare a lavorare da casa.

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    In ogni caso, Facebook prevede di riaprire i siti più grandi entro il 7 settembre 2021.

    Si tratta di un segnale positivo che testimonia come la situazione negli Usa, e in particolar modo in California, stia lentamente migliorando.

    Ma in realtà le prime aperture di Facebook avverranno già nel mese di aprile, quando si riattiveranno le attività in presenza negli uffici di Seattle. In programma c’è anche la riattivazione degli uffici in Asia.

    Gli uffici riapriranno ma con alcune limitazioni. Infatti per i dipendenti non sarà possibile più approfittare del cibo gratis e non ci saranno più gli autobus che porteranno i dipendenti nei campus. Restrizioni che al momento vengono fissate senza limiti di tempo. Una situazione questa che, come annota il SFC, potrebbe aiutare i ristoranti della zona, duramente colpiti dalla crisi pandemica, come in tutto il mondo.

    Altra notizia importante, da sottolineare, è che ai dipendenti non verrà richiesto di vaccinarsi. Una decisione che farà discutere.

    C’è da dire, però, che in parallelo al lento ritorno in ufficio per gli oltre 58 mila dipendenti, Facebook sta comunque assumendo figure professionali che resteranno a lavorare sempre da casa, o comunque in remoto.

    Nell’are di San Francisco, Facebook è la prima grande azienda ad annunciare la riattivazione dei propri uffici. A San Francisco per ora è permesso la riapertura degli uffici solo fino a 25%.

    Ad oggi, i grandi colossi tecnologici, quelli che hanno di certo guadagnato più di altri dalla crisi pandemica, stanno cominciando a rivedere i propri programmi di riapertura delle proprie sedi, in modo graduale.

    Microsoft nei giorni scorsi ha fatto sapere che i dipendenti della sede di Redmond cominceranno a rientrare dal prossimo 29 marzo, lasciano comunque la scelta se lavorare in ufficio a tempo pieno, o da casa, oppure una scelta ibrida tra casa e ufficio.

    Tra gli altro colossi, Salesforce ancora non ha deciso nulla in merito, mentre Google ha fatto sapere che i propri dipendenti potranno lavorare da casa ancora fino a settembre di quest’anno, senza programmare una vera riapertura.

  • Social Media e Privacy, è Instagram quella che condivide più dati online

    Social Media e Privacy, è Instagram quella che condivide più dati online

    Instagram è la piattaforma social media che condivide più dati degli utenti verso terze parti. È quanto emerge da una ricerca di pCloud basandosi sulle categorie delle app su Apple Store.

    Instagram condivide più dati di Facebook. Sembra strano vero? Eppure, è così. La conferma di questa affermazione ci arriva da una recente ricerca di pCloud che ha analizzato il modo in cui le app, tutte o quasi, condividono online i dati dei propri utenti. Un tema questo molto sentito di recente, specie dopo la vicenda che ha riguardato WhatsApp, quando ha chiesto di accettare, senza opzione, il cambio delle condizioni d’uso e della privacy che contenevano o scambio di dati con Facebook, la piattaforma della casa madre.

    Ora, al netto di quelle che sono le regole europee in materia, che proteggono gli utenti del vecchio continente più di quanto si è portati a credere, esiste un grande tema di come le piattaforme condividono i nostri dati con app di terze parti.

    Ormai ci siamo abituati, non del tutto per la verità, ma sappiamo bene che se ci troviamo su una piattaforma e visualizziamo un annuncio, è altamente probabile che, spostandoci da un’altra parte, visualizzeremo comunque la pubblicità di quel prodotto/servizio visto prima. E lo stesso ci seguirà un po’ ovunque. Questo perché nel momento in cui abbiamo accettato le condizioni d’uso, abbiamo accordato questo tipo di trattamento. E spesso, accettiamo senza leggere che cosa stiamo accordando. Accettando quelle condizioni, diamo il permesso a quell’app di trattare i nostri dati.

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    Fatta questa premessa, per cercare di in quadrare bene il tema, vediamo cosa è venuto fuori dalla ricerca di pCloud.

    La ricerca si basa sulle categorie evidenziate da Apple all’interno dell’Apple Store. Sono 14 e permettono di comprendere come vengono trattati i dati degli utenti. pCloud ha basato la sua analisi sulla base di questi dati.

    Intanto partiamo da un dato generale, molto significativo che è questo: il 52% delle app condivide i nostri dati con terze parti.

    I dati dicono che il 43% dei dati raccolti cercando un video su YouTube vengono condivisi con terze parti. Dati che serviranno ad ottimizzare meglio gli annunci da mostrare agli utenti. Se il 43% vi sembra un dato elevato, allora aspettate a sapere quanto condividono le altre piattaforme social media.

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    Instagram, l’app che condivide più dati degli utenti: il 79%

    Quella che condivide più dati degli utenti verso terze parti è Instagram, il 79% dei nostri dati, tra i quali la cronologia di navigazione e le informazioni personali. Questo è il motivo per cui non c’è molto da restare sorpresi se vi sono così tanti annunci sull’app. Circa 1 annuncio ogni 4/5 post sul feed (alle volte anche dopo 3 annunci) e 1 annuncio ogni 3 stories.

    Dopo Instagram si piazza Facebook, che condivide il 57% dei nostri dati, mentre LinkedIn ne condivide il 50%. Notate come il podio, le prime tre posizioni di questa classifica, vede solo piattaforme social media che, di conseguenza, sono le peggiori da questo punto di vista.

    Ma quali sono le app più sicure ì, quelle che condividono meno dati di altre?

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    Ebbene, si tratta di Clubhouse, Netflix e Signal. A proposito di Signal, vi invitiamo a leggere il nostro approfondimento sull’app di messaggistica, al momento, più sicura.

    Anche app come Skype, Teams o Classroom, app che hanno riscontrato un grande successo durante il lockdown dello scorso anno, non condividono tanti dati.

    Ecco, questo era un breve resoconto di questo studio che trovate anche qui.

    E poi, fateci sapere cosa ne pensate.

  • Perché Microsoft potrebbe acquisire Discord, e sarebbe un affare

    Perché Microsoft potrebbe acquisire Discord, e sarebbe un affare

    Microsoft potrebbe acquisire Discord per 10 miliardi di dollari, secondo molte fonti. E per il colosso di Redmond sarebbe un vero affare.

    La notizia sta rimbalzando ovunque e sta facendo, ovviamente, molto discutere. Stiamo parlando della possibile acquisizione di Discord da parte di Microsoft, per una cifra che dovrebbe essere pari o superiore ai 10 miliardi di dollari. Al momento non ci sono conferme ufficiali, ma da più fonti citate dai blog e dai media americani, sembra che il colosso di Redmond sia in vantaggio su altre aziende che hanno manifestato interesse verso la piattaforma di messaggistica online, usata per lo più nel grande mondo del gaming. Secondo fonti raccolte da VenureBeat, in lizza per cercare di accaparrarsi l’affare ci sarebbero, oltre a Mirosoft, anche Amazon, Twitter e Google.

    Di certo è che Discord ha di fronte a sè una scelta obbligata tra due opzioni: provare a vendere al migliore offerente, oppure, andare in Borsa ed evitare la prima opzione. Microsoft in questa fase iniziale è in vantaggio rispetto alle altre pretendenti, anche perché è quella che già dispone di una piattaforma di gaming, come la Xbox, che potrebbe sfruttare le grandi potenzialità di Discord.

    Microsoft potrebbe acquisire-Discord affare franzrusso.it

    Perché Microsoft dovrebbe acquisire Discord

    Ed è proprio in relazione agli sforzi fatti su Xbox, in questi anni, nel cercare di reggere alla concorrenza della Playstation, che Microsoft avrebbe tutto da guadagnare dall’affare con Discord. Infatti, la piattaforma di messaggistica, usata dai gamers per messaggiare tra loro, potrebbe vivere come piattaforma a sè stante all’interno dell’ecosistema Microsoft, così come succede per LinkedIn o Github, ma potrebbe poi integrarsi con Xbox, diventando la piattaforma di messaggistica all’interno della console. Ma potrebbe essere integrata anche in altri prodotti, certo. Se fosse così, Discord potrebbe affiancarsi a Teams e far andare in pensione Skype, piattaforma ormai sempre più desueta.

    Ecco, per queste motivazioni, Microsoft avrebbe tutto da guadagnare da un affare come questo, riuscendo a sorprendere la concorrenza. Per queste motivazioni sarebbe un vero affare.

    Ma cos’è Discord?

    Cos’è Discord

    Discord è una piattaforma di messaggistica nata per community. Quella che ha tratto vantaggio dalle sue caratteristiche è la community dei gamers. Per questo motivo no sorprendono i numeri che caratterizzano Discord.

    Lanciata nel 2015, fondata da Jason Citron (CEO) e Stan Vishnevskiy (CTO), nel 2020 ha generato 130 milioni di ricavi con una crescita del 188%, come riportato dal Wall Street Journal. La piattaforma è gratuita, ma la maggior parte delle entrate deriva da Discord Nitro che offre diverse funzionalità.

    Discord conta 300 milioni di utenti iscritti, 140 milioni di utenti attivi al mese (2021) e circa 20 milioni di utenti attivi al giorno (2020).

    La piattaforma ad oggi vale 7 miliardi di dollari, raddoppiando il suo valore di 3,5 miliardi di dollari dello scorso anno.

  • Twitter, al via il test per vedere i video YouTube sulla piattaforma

    Twitter, al via il test per vedere i video YouTube sulla piattaforma

    Twitter sta sperimentando, su iOS, una modalità che permetterà la visualizzazione dei video di YouTube all’interno del timeline. Curioso il siparietto tra Adam Mosseri e Kayvon Beykpour.

    Twitter sta sperimentando una modalità che permetterà la visualizzazione dei video di YouTube all’interno del timeline. Di conseguenza, sarà possibile vedere il video senza mai lasciare la piattaforma. Solitamente, come avviene oggi, inserendo il link del video di YouTube, la visualizzazione avveniva al di fuori di Twitter, venendo trasferiti appunto su YouTube. In questo modo, per ora il test vale solo su iOS, si potrà continuare a vedere il video rimanendo sempre su Twitter.

    twitter video youtube

    Il tweet di Twitter Support fa vedere come funzionerà:

     

    Il test di Twitter durerà 4 settimane in pochi paesi

    Da quello che si sa, il test per ora sarà possibile solo per un ristretto numero di utenti, localizzati in Canada, Usa, Giappone e Arabia Saudita.

    Il test su iOS sarà un esperimento che andrà avanti per quattro settimane“, ha dichiarato un portavoce della società guidata da Jack Dorsey. “La nostra intenzione è quella di dare di dare un’occhiata ai risultati, alla fine di questo periodo, per poi decidere di conseguenza“.

    Twitter, sarà possibile condividere le immagini nel formato originale

    Questo test si aggiunge a quello già lanciato qualche giorno fa, restando sempre all’interno dei contenuti multimediali. Infatti, Twitter sta sperimentando la modalità di condividere le immagini lasciando che vengano condivise nel loro formato originale. Una volta pubblicate, si vedranno come quando vengono inserite nella composizione del tweet. Senza tagli dunque.

    Come sapete, una volta che viene condivisa un’immagine all’interno di un tweet, questa viene tagliata, lasciando che il focus sia il centro dell’immagine. La visualizzazione viene comunque tagliata, proprio nei punti in cui il taglio non è necessario, con risultati non proprio esaltanti. E pensare che qualche anno fa Twitter pensava di risolvere il tutto affidandosi all’Intelligenza Artificiale.

    Questo test segue ancora un altro test che riguarda, invece, la possibilità di caricare e visualizzare, da mobile, immagini in 4K.

    Twitter, dopo YouTube è la volta di Instagram?

    A margine dell’annuncio dell’avvio del test riguardo alla possibilità di visualizzare il video di YouTube sempre restando su Twitter, vogliamo segnalarvi il simpatico siparietto tra Adam Mosseri, il capo di Instagram, e Kayvon Beykpour, responsabile di prodotto di Twitter. Il tutto è nato da un tweet di Casey Newton, di The Verge, il quale con un tweet provocatorio ha scritto:

    Invitando a fare lo stesso con Instagram , immediata è stata la risposta di Beykpour: “Ci piacerebbe, ma bisogna essere in due a ballare il tango“. Alludendo al fatto che per realizzare la possibilità di poter visualizzare il contenuto condiviso da Instagram sempre restando sulla piattaforma (cosa ad oggi non possibile, infatti), bisogna che ci sia la collaborazione di tutti e due.

    Al tweet di Beykpour risponde proprio Mosseri, chiamato in causa proprio da Casey Newton, con una GIF, senza aggiungere altro:

    E, sempre Beykpour gli fa notare che quello che balla è sempre uno, e non due. Probabile che il messaggio di Mosseri fosse: “Per ora balliamo da soli“. Vale a dire, al momento non ci sarebbe l’interessa da parte di Instagram ad andare avanti.

    La cosa finisce lì, anche se non pochi utenti hanno evidenziato come, forse, la riluttanza di Instagram sia motivata dal fatto che non vuole disperdere altrove l’engagement.

    Su questo punto, Kayvon Beykpour fa notare che non è una questione di engagement, quanto una “questione filosofica” che solo Mosseri potrebbe spiegare, sottolineando la volontà di Twitter a poter proseguire su questa strada.

    Insomma, la possibilità di poter condividere contenuti da Instagram anche su Twitter, non sarebbe male, e sicuramente sarebbe una opportunità per entrambi. Staremo a vedere cosa succederà.

  • YouTube, ecco la sfida a TikTok con YouTube Shorts

    YouTube, ecco la sfida a TikTok con YouTube Shorts

    YouTube, dopo alcuni mesi di test in India, lancia negli Usa YouTube Shorts, il formato di video brevi con una lunghezza massima di 60 secondi. La sfida a TikTok è partita.

    Come anticipato esattamente un mese fa, YouTube lancia da oggi la sfida a TikTok negli Usa. Il formato di video brevi chiamato YouTube Shorts era stato lanciato in India, in fase di test, qualche mese fa e da oggi inizia a comparire negli Stati Uniti.

    YouTube Shorts è un formato di video brevi che possono essere registrati con il proprio smartphone, attivando la telecamera Shorts, e possono avere una durata massina di 60 secondi. L’ideale sarebbe quello di realizzare mini video di 15 secondi con diversi clip. I video brevi possono essere accompagnati da brani musicali grazie ad accordi con diverse case discografiche come Universal Music Group, Sony Music Entertainment, Warner Music Group e Warner Chappell Music, Believe, Merlin, 300 Entertainment, Kobalt, Beggars, CD Baby, Empire, Peer, Reservoir, OneRPM e altre. Si parla di accordi, a livello globale, con circa 250 etichette, e questo è, senza dubbio, un grande punto di forza per YouTube Shorts.

    youtube shorts tiktok

    Il formato prevede anche la possibilità di utilizzare testo, alcune funzionalità sono state arricchite proprio in occasione del lancio negli Usa, e anche la possibilità di impostare un Timer, impostando il conto alla rovescia e lavorare liberamente, e anche la Velocità, per accelerare o rallentare il video.

    La modalità di visualizzazione degli YouTube Shorts è identica a quella per vedere i video su TikTok, quindi un feed infinito, gestito da algoritmi, il quale permette di esplorare tag e account specifici. Per dirla tutta, l’interfaccia è identica a TikTok.

    Attenzione però, si tratta di in formato ancora in divenire e quindi, paragonandolo a TikTok, si notano ancora diverse mancanze. Al momento di tratta di un semplice formato di video brevi, con visualizzazione a scorrimento, all’interno di YouTube, ma non ancora ai livelli di TikTok. Molto probabile che, nel corso delle prossime settimane, quando si completerà la propagazione negli Usa, verranno lanciati nuovi strumenti.

    Il motivo per cui YouTube ha deciso di dare vita a un formato di video brevi è, senza dubbio, quello di estendere l’accesso sulla piattaforma a chiunque voglia realizzare un video su YouTube, in maniera smart e veloce, senza per forza avventurarsi a creare video più lunghi. Gioco forza, questa strategia guarda evidentemente a quanto già fa TikTok, anche se il risultato finale al momento somiglia molto ai Reels di Instagram, che, a loro volta, nascono proprio copiando TikTok.

    youtube shorts tiktok franzrusso.it

    Il tentativo di YouTube appare forse tardivo, ma sappiamo quale sia la forza della piattaforma di condivisione di video più usata. Con questa funzionalità, ai creator viene offerta la possibilità di diversificare il contenuto, abbracciando anche il contenuto breve, in alternativa al formato più lungo. E poi, un altro grande vantaggio, è quello di poter attingere ai brani musicali originali, cosa non da poco.

    A proposito di India, la fase di test non è casuale in quanto il paese asiatico ha ormai vietato TikTok ormai da mesi. Ed è notizia di questi giorni che ByteDance, la startup proprietaria della piattaforma, si è arresa del tutto al volere delle autorità, procedendo a chiudere del tutto i propri uffici e licenziando oltre 2 mila dipendenti.

    YouTube prova a far sentire la sua voce all’interno di un settore, quello dei video brevi, presidiato da TikTok, da Spotlight di Snapchat e dai Reels di Instagram. resta da capire cosa farà la piattaforma per evitare che questo formato diventi una repository di video già pubblicati su TikTok, come accade per i Reels (adesso penalizzati in termini di portata) e cosa intende fare in termini di monetizzazione. Tutte domande che troveranno risposta nei prossimi mesi.

    Al momento non si conosce alcun piano di espansione del formato in altri paesi.

  • Clubhouse compie 1 anno e in Italia sono 435 mila i download

    Clubhouse compie 1 anno e in Italia sono 435 mila i download

    Clubhouse compie 1 anno e i download sono 13 milioni a livello globale. L’Italia si piazza in settima posizione tra i primi 10 paesi al mondo con 435 mila.

    Clubhouse è senza dubbio l’app del momento e fece il suo debutto il 17 marzo 2020, quindi oggi compie il suo primo anno. Curioso notare come, a distanza di un anno, si debba parlare di lockdown, almeno in Italia, parzialmente, e in qualche paese europeo. Forse suona strano dirla in questo modo, ma Clubhouse deve molto alla pandemia perché, essendo costretti tutti, almeno durante la prima ondata, a stare chiusi in casa, ha trovato condizione ideale per emergere in un panorama, quello dei social media, fino al quel momento arroccato a certi standard.

    Comunque la si pensi, come spesso si dice in casi in cui l’opinione non è omogenea, Clubhouse ha sicuramente contribuito a rendere più dinamico lo scenario, introducendo come forma di contenuto la voce.

    Clubhouse, download a livello globale sono 13 milioni

    Dopo un periodo in cui l’app ha conosciuto un momento di diffusione solo circoscritto agli Usa, l’app è diventata popolare verso la fine dell’anno scorso, affacciandosi anche all’interno del mercato italiano. Il successo è stato immediato un po’ ovunque e il nostro paese è uno dei principali mercati per numero di download.

    clubhouse download primo anno franzrusso.it Infatti, in occasione proprio del compleanno di Clubhouse, App Annie ha diffuso dati interessanti. E scopriamo che proprio in questi giorni l’app ha raggiunto il record di 13 milioni di download, erano 5 milioni appena un mese fa. Piccola precisazione sui download. Spesso si dice che i download non corrispondano sempre ad un utilizzo effettivo dell’app, ed è vero. In questo caso specifico, download e uso effettivo corrispondono, perché l’app funziona solo su iOS ed è su invito. Quindi, il dato del download dell’app è conseguenza dell’invito ricevuto a scaricare e ad usare l’app. Potremmo anche sbilanciarci a dire, sempre in questo caso specifico, che ad ogni download corrisponde un utente attivo.

    Clubhouse download italia app annie

    Clubhouse, in Italia i download sono 435 mila

    Il dato, che sicuramente interesserà molti di voi, è quello riferito al nostro paese. Posto che il mercato principale per Clubhouse resta quello degli Usa, possiamo dire che il nostro paese si piazza tra i primi 10, precisamente in settima posizione dopo la Malaysia. Nel dettaglio, ad oggi i download sono 435 mila, sempre secondo i dati forniti da App Annie.

    Recentemente, un sondaggio di Gimmelike ci ha permesso di conoscere cosa ne pensano gli italiani di Clubhouse. Ebbene, il 60% ha espresso apprezzamento, trovandolo “interessante”; il 35% “solo in parte”; il 5%, invece, è rimasto deluso. Tra gli aspetti che piacciono poco dell’app, al primo posto troviamo il fatto di essere “esclusivo” (23%), l’assenza di testo (23%), poco immediato (20%). Il 15% poi lo trova anche noioso. E poi, il 9% non lo trova interessante per la mancanza di video e foto. Altro dato interessante è che il 46,4% pensa che non lo userà, restando comunque in attesa della versione Android che, a detta dei due fondatori, Paul Davison e Rohan Seth, dovrebbe arrivare presto, forse entro la primavera inoltrata.

    Clubhouse, i primi dieci paesi

    Questi sono i dati precisi che riguardano i primi dieci paesi in cui Clubhouse è più popolare. Notate come dopo gli Usa ci sia il Giappone, seguito da Germania (primo paese europeo) e dal Brasile:

    1. Usa: 3,2 milioni
    2. Giappone: 1,8 milioni
    3. Germania: 735.000
    4. Brasile: 615.000
    5. Russia: 540.000
    6. Malesia: 567.000
    7. Italia: 435.000
    8. Regno Unito: 397.000
    9. Corea del Sud: 387.000
    10. Turchia: 363.000

    Clubhouse agli inizi di febbraio ha ricevuto un finanziamento di ben 100 milioni di dollari da Andreessen Horowitz, facendo lievitare il suo valore a 1 miliardo di dollari. In quella occasione venne diffusa quella che è la rotta che l’app seguirà nella sua evoluzione. Al primo posto vi era un passaggio che da subito abbiamo definito qui sul nostro blog come il più interessante, e cioè la possibilità per i creator di poter monetizzare.

    Clubhouse Creator First

    E infatti, a distanza di poche settimane, Clubhouse ha lanciato il suo programma di accelerazione “Creator First”, un programma specifico per i creator, finalizzato a mettere a disposizione tutti gli strumenti per poter monetizzare usando l’app. Obiettivo del programma è di portare i creator a generare fino a 5 mila dollari al mese. Traguardo ambizioso, ma evidentemente alla portata.

    Per Clubhouse inizia, forse, la sfida più difficile. Quella di dimostrare, prima del tempo, che non si tratta di un semplice “fuoco di paglia”, di dimostrare quindi di essere una realtà solida. Accanto a questa sfida, si aggiunge anche quella di reggere la concorrenza.

    Twitter, il futuro è nelle Community e nei Creator

    La più concreta è sicuramente quella di Twitter Spaces, una funzionalità di Twitter, in-app, nel senso che non necessità una app stand-alone, che è proprio la risposta a Clubhouse. Twitter in questi giorni sta permettendo ad un ampio gruppo di utenti, su iOS e su Android, di poter ascoltare gli “spazi”. Per ora la possibilità ci crearli resta circoscritta ad un ristretto gruppo di utenti, qualche migliaio in tutto il mondo. E intanto la società guidata da Jack Dorsey ha fatto sapere che Twitter Spaces sarà disponibile per tutti entro poche settimane, ne mese di aprile.

    Rispetto a Clubhouse, il cui funzionamento è molto simile, Spaces offrirà la possibilità di scaricare il file audio e anche la trascrizione della conversazione, oltre alla possibilità di poter importare tweet testuali. E ha già previsto un modo per monetizzare con Super Follows.

    Insomma, la sfida si fa serrata, senza dimentica che anche Facebook si sta preparando a lanciare la sua versione di chat audio anche se ancora non si conoscono altri dettagli.

    E voi che ne pensate? State usando Clubhouse? E come vi trovate?

  • Instagram, nuove misure per proteggere gli utenti più giovani

    Instagram, nuove misure per proteggere gli utenti più giovani

    Instagram annuncia l’introduzione di nuove misure a difesa della privacy degli utenti minori. Le nuove misure entreranno in vigore in pochi paesi e presto saranno introdotte a livello globale.

    Il tema social media e minori è sempre al centro del dibattito che riguarda la protezione della privacy degli utenti online. E ora anche Instagram, la popolare piattaforma di proprietà di Facebook e molto usata anche dagli utenti più giovani, comincia ad adottare misure che hanno come obiettivo quello di proteggere la loro privacy e farli sentire più sicuri sulla piattaforma.

    Come annunciato oggi, Instagram sta lanciando alcune misure tese a proteggere la privacy degli utenti più giovani, in particolar modo gli adolescenti. Le misure annunciate per ora entreranno in vigore in pochi paesi, anche se ancora non si sa quali siano, e che “presto” saranno disponibili a livello globale, anche se non è stata resa nota una tempistica più precisa.

    In primo luogo, l’obiettivo principale è quello di evitare che utenti adulti possano importunare utenti più giovani, ecco perché l‘app vieterà che utenti adulti possano inviare messaggi privati ad adolescenti non follower e mostrerà “suggerimenti di sicurezza” che verranno mostrati agli adolescenti nel momento in cui invieranno messaggi ad adulti che hanno assunto “un comportamento potenzialmente sospetto”.

    instagram messaggi minori social media

    Questi “suggerimenti di sicurezza” daranno la possibilità ai ragazzi di poter bloccare o segnalare quegli account che li stanno messaggiando, ricordando anche di non sentirsi obbligati a rispondere e di “stare attenti a condividere foto, video o informazioni con qualcuno che non si conosce“.

    Gli avvisi compariranno nel momento in cui i sistemi di moderazione di Instagram individueranno comportamenti sospetti da parte di account che intendono entrare in contatto con account di adolescenti. Anche se Instagram, da questo punto di vista, non spiega come lavorano questi sistemi di moderazione. Al momento si sa solo che questi avvisi appariranno quando si verifica una gran quantità di messaggi o di richieste di amicizia ad account di adolescenti.

    Inoltre, Instagram sta mettendo in pratica tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale in grado di rilevare l’età di una persona che sta attivando un nuovo account. Come sappiamo, per accedere a Instagram è necessario avere almeno 13 anni, con il consenso dei genitori, e sappiamo anche come spesso questo limitato sia stato superato con estrema facilità. Il fatto che adesso anche Instagram inizi ad introdurre controlli più ferrei è sicuramente un buon segnale, anche se resta da capire l’effettiva efficacia di questo sistema.

    TikTok, gli account under 16 sono privati di default

    Ma c’è di più, perché Instagram vuole davvero dare una stretta su questo particolare tema e vuole suggerire agli utenti più giovani di trasformare il proprio account in “privato”. Incoraggiarli ad aprire un account privato permetterebbe un uso più protetto della piattaforma, anche se limiterebbe molto l’attività. Ma il fine è quello di proteggerli quindi ben venga questa incoraggiamento. E, anche se un utente adolescente dovesse preferire l’attivazione di un account pubblico, comunque Instagram continuerà a suggerire la trasformazione dell’account in privato.

    Come abbiamo raccontato qui, TikTok ormai rende privati, in automatico, tutti gli account degli utenti che abbiano meno di 16 anni, come conseguenza del provvedimento preso dal Garante della Privacy a fine gennaio.

  • Facebook lancia lo strumento per scoprire dove vaccinarsi

    Facebook lancia lo strumento per scoprire dove vaccinarsi

    Facebook lancia ha lanciato uno strumento che mostrerà “quando e dove” ci si potrà vaccinare contro il Covid-19, fornendo un link sul quale effettuare la propria prenotazione per l’appuntamento.

    Durante la pandemica da Covid-19 i social media hanno giocato un ruolo importante, e qui sul nostro blog lo abbiamo raccontato. E ora che ci troviamo nella fase che riguarda i vaccini, il ruolo degli strumenti digitali può rivelarsi ancora prezioso. E un buon esempio ce lo offre il sempre bistrattato Facebook che resta comunque la piattaforma social media che più di altre ci conosce meglio.

    E infatti, l’annuncio di oggi va segue proprio questa caratteristica.

    La piattaforma di Mark Zuckerberg, e l’annuncio lo ha dato proprio lui, ha lanciato uno strumento che mostrerà “quando e dove” ci si potrà vaccinare contro il Covid-19, fornendo, addirittura, un link sul quale effettuare la propria prenotazione per l’appuntamento.

    facebook strumento vaccinazione franzrusso.it

    Uno strumento che arriva in un momento cruciale che è quello della vaccinazione e sappiamo quanto queste tema sia molto sentito nel nostro paese, alle prese con un nuovo, parziale, lockdown a distanza di un anno e con una campagna di vaccini che stenta ancora a decollare.

    Oggi stiamo lanciando una campagna globale per aiutare a portare 50 milioni di persone un passo più vicino a ottenere i vaccini Covid-19“, ha scritto oggi Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook.

    Lo strumento verrà visualizzato dagli utenti nella sezione “Centro Informazioni COVID-19“, e lo stesso avverrà su Instagram, quella che appare nella parte alta del feed. Nato in collaborazione con il Boston Children’s Hospital, lo strumento orari, informazioni di contatto e link che sarà utile per fissare l’appuntamento per la vaccinazione. Sarà disponibile da subito in 71 lingue, ma la previsione è di estenderlo già nei prossimi giorni.

    Lo strumento disponibile anche su Instagram

    Come detto prima, lo stesso strumento comparirà anche su Instagram, con le informazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, come accade ormai dallo scorso anno, insieme a nuovi stickers che, se usate in maniera opportuna, potranno essere di aiuto e “spingere” altri a vaccinarsi.

    instagram vaccini stickers

    E si prevede anche di coinvolgere WhatsApp, l’app di messaggistica di casa Facebook, con l’utilizzo di bot che avranno come scopo di spingere gli utenti a prenotare la vaccinazione. “Più di 3 miliardi di messaggi relativi a Covid sono già stati inviati da governi, organizzazioni non profit e organizzazioni internazionali ai cittadini attraverso i chatbot ufficiali di WhatsApp, quindi questo aggiornamento aiuterà anche per quanto riguarda la fase della vaccinazione“, ha scritto Zuckerberg.

    L’obiettivo è poi quello di raccogliere questi dati derivanti dalle prenotazioni attraverso questo strumento e renderli disponibili nella sezione “Data for Good“, in modo tale che tutti coloro che operano nel mondo dell’informazione possano avere accesso ai dati stessi e raccontarne l’evoluzione.

    In un momento in cui il nostro paese fatica a partire in maniera efficace, questo strumento di Facebook potrebbe rivelarsi molto utile, vista la diffusione capillare di questa piattaforma nel nostro paese.

    Per una volta questa potrebbe essere un strada da percorrere, e speriamo anche in fretta.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter Spaces, in arrivo per tutti gli utenti ad aprile

    Twitter Spaces, in arrivo per tutti gli utenti ad aprile

    Twitter Spaces arriverà per tutti gli utenti ad aprile. L’ultimo aggiornamento dell’app iOS anticipa la possibilità di aprire spazi, ma in realtà si può solo ascoltarli e non crearli.

    Sicuramente molti di voi che hanno aggiornato l’app iOS di Twitter, aggiornamento rilasciato ieri, si saranno accorti che nella descrizione delle novità aggiunte si fa menzione di Twitter Spaces: “ora è possibile twittare e parlare”. In realtà, non si tratta altro che della possibilità di entrare in “spazi” avviati da altri e ascoltare, ma al momento nessuno degli utenti, a parte un piccolo gruppo di tester, può ospitare spazi di discussione.

    Come certamente ricorderete, qualche settimana fa vi avevamo raccontato che Twitter aveva programmato il lancio della versione per Android per questo mese di marzo. E in effetti è così, ma solo per vedere, aggregarsi e, quindi, ascoltare gli spazi aperti da altri utenti, ossia quei pochi che al momento possono farlo.

    twitter spaces aprile 2021 franzrusso.it

    Twitter Spaces arriverà ad aprile per tutti

    Ma la vera notizia è che Twitter ha ormai in programma di lanciare Spaces, per tutti, ad aprile. Anche se è possibile che possa avvenire anche prima. In pratica, sembra ormai tutto pronto per potersi lanciare nella nuova funzionalità, in risposta a Clubhouse, la prima app che ha saputo presidiare uno spazio rimasto libero all’interno del panorama dei social media. E è quello della voce.

    twitter aggiornamento ios marzo 2021
    Descrizione aggiornamento Twitter per iOS

    Se Twitter riuscisse a rispettare questo timinig e a rendere disponibile il rilascio della funzionalità di chat vocale per tutti gli utenti, allora sì che sarebbe in grado di anticipare la concorrenza e provare a porsi come leader in un settore ancora in via di sviluppo. Le potenzialità ci sono tutte.

    Twitter lavora su Super Follows

    Le notizie e i rumors non si esauriscono qui. Jane Manchun Wong, la sviluppatrice specializzata a scovare le anticipazione delle app, ha scoperto che Twitter sta già sperimentando una opzione “tip jar” all’interno dell’applicazione.

    In pratica, si tratta della possibilità per gli utenti di poter collegare il proprio account PayPal, CashApp (di Square), Patreon e altre, per procedere al pagamento verso l’ospite o lo speaker di uno spazio. È la dimostrazione che Twitter sta lavorando anche nella direzione di Super Follows, la funzionalità che permetterà ai creatori di monetizzare e a Twitter di provare a creare una linea di business che permetta guadagni indipendentemente dall’advertising.

    Twitter Spaces, gli audio saranno scaricaribili

    Altro punto di forza di Twitter Spaces, e potrebbe rivelarsi fondamentale nel tentativo per Twitter di provare a presidiare il settore delle app di chat vocali, è la possibilità di rendere gli audio degli spazi e le trascrizioni scaricabili. Una mossa positiva per due motivi.

    Twitter, il futuro è nelle Community e nei Creator

    Primo, per i creator rilasciare audio scaricabili significa poterseli giocare anche su altre app. Secondo, per gli utenti che non riescono a prendere parte agli spazi di loro interesse, significa poterli riascoltare e non perdere l’intervento dello speaker preferito.

    In direzione opposta a Clubhouse che porta avanti la sua strategia improntata sui contenuti effimeri: chiusa la stanza, non resta traccia dell’audio.

    Dai, manca poco ormai per Twitter Spaces.

    E voi che ne pensate?

  • Sanremo 2021, la finale è la più social di sempre

    Sanremo 2021, la finale è la più social di sempre

    Sanremo 2021 è l’evento social più seguito durante l’anno, dietro solo allo sport. L’edizione numero 71 è stata vinta dai Maneskin e la serata finale ha totalizzato 6.8 milioni di interazioni: +57% rispetto alla serata finale del 2020.

    Sanremo 2021, possiamo ormai dirlo, è l’evento social più seguito durante l’anno. Per il numero di contenuti condivisi e per le interazioni generate, è l’evento che riesce a coinvolgere ogni anno un pubblico sempre più ampio. E i dati dell’edizione numero 71, vinta dai Maneskin, non fanno che confermare questa tendenza. Dai dati ufficiali di Talkwaker, con cui abbiamo raccontato le cinque serate qui sul nostro blog, emerge chiaramente che la manifestazione canora più importante in Italia, sui social media, è la più seguita, dopo gli eventi sportivi.

    Diciamo subito che la serata finale, lunghissima, di Sanremo 2021, considerando il numero di contenuti condivisi, supera la serata finale dello scorso anno. La serata finale di sabato va oltre 830 mila contenuti condivisi, mentre lo scorso anno si era arrivati a circa 700 mila contenuti condivisi.

    sanremo 2021 social media franzrusso.it

    Ma il dato più interessante è che le interazioni sui social media generate da #Sanremo2021 sono state quasi 8.2 milioni in crescita del 51% rispetto all’ultima giornata del 2020. Le interazioni 24/7 generate da lunedì a ieri sono state 30.2 milioni con una crescita del 35% rispetto dell’edizione 2020 (da lunedì a sabato erano state 22.3 milioni), a fronte di 3,5 milioni di contenuti condivisi. E poi, le interazioni generate durante la serata finale sono state 6.8 milioni con un +57% rispetto alla serata finale del 2020.

    E con questo ultimo dato, Sanremo 2021 è il primo contenuto televisivo per numero di interazioni della stagione televisiva in corso.

    sanremo 2021 finale totale

    Se guardiamo le piattaforme, abbiamo la conferma che Twitter è lo strumento attraverso cui si racconta la manifestazione, minuto per minuto con tanta ironia; Instagram, invece, è lo strumento delle interazioni. Infatti:

    • Instagram il social che ha generato più interazioni (51%) seguito da Twitter (39%);
    • Il picco di interazioni su Twitter è stato alle 02:40 con 14.559 interazioni al momento della vittoria dei Maneskin.

    Come detto prima, nella settimana, dal lunedì al sabato, le interazioni 24/7 generate da Sanremo 2021 sono state 30.2 milioni in crescita del 35% rispetto allo stesso periodo del 2020. Instagram il social che ha generato più interazioni 24/7 (57%) seguito da Twitter (34%). In totale, le 5 serate trasmesse su Rai1 hanno generato un totale di 23.8 milioni (+50% rispetto all’edizione 2020).

    Ovviamente, altri dati in riferimento al totale delle serate arriveranno. Ma intanto, vediamo i nostri dati che spaziano verso il pubblico, dove troviamo conferma del fatto che il pubblico femminile, anche nella serata finale, è stato prevalente, anche se si è registrata una piccola crescita di pubblico maschile. Il 90,2% ha un’età compresa tra i 18 e 34 anni:

    sanremo 2021 finale demog

    Su fronte influencer, gli account che hanno saputo generare più interazioni attraverso i loro contenuti, spesso ironici, notiamo che nella serata finale in cime troviamo proprio i vincitori dell’edizione di Sanremo 2021, ossi ai Maneskin:

    sanremo 2021 finale influencer

    E questi i contenuti più condivisi durante la finale di Sanremo 2021:

     

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    Un post condiviso da M R D A N I E L (@mrdanielmakeup)

     

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    Un post condiviso da RTL 102.5 (@rtl1025)

    https://twitter.com/yleniaindenial/status/1368310952056262656

    https://twitter.com/jbowerslaugh/status/1368375889008984065

    Ecco, questo era il nostro racconto della serata finale di Sanremo 2021, in collaborazione con Talkwalker.