Tag: intelligenza artificiale

  • Facebook, il riconoscimento facciale non è più predefinito

    Facebook, il riconoscimento facciale non è più predefinito

    Facebook ha annunciato che il riconoscimento facciale non sarà più una impostazione predefinita, ma diventerà una scelta. Un passaggio obbligato per la società di Mark Zuckerberg in chiave privacy.

    Il Riconoscimento Facciale, come certamente ricorderete, era stato attivato da Facebook nel 2017. In pratica, gli utenti che avevano attivato questa funzionalità, permettevano a Facebook di attivare il riconoscimento facciale automatico in foto postate da altri. Quindi tutte le volte che un amico postava una foto in cui compariva un amico, che a sua volta aveva attivato la funzionalità, ecco che la piattaforma taggava in automatico. Un procedimento che per i nuovi utenti era diventato di default, ossia, si impostava in automatico senza che ci fosse l’intervento dell’utente.

    Tutta questa premessa per dire che Facebook da oggi permetterà agli utenti di scegliere, rimuovendo l’impostazione di default che caratterizzava il riconoscimento facciale. Si tratta di un passaggio importante per Facebook, soprattutto nel momento in cui l’azienda si trova coinvolta in un nuovo caso legale, proprio a causa del riconoscimento facciale automatico. Di questo parleremo più avanti.

    facebook riconoscimentofacciale

    Facebook fa sapere che da oggi gli utenti potranno scegliere se attivare, o meno, il Riconoscimento Facciale. Gli utenti che hanno disattivato la funzionalità non riceveranno alcuna informazione in merito, non cambierà nulla. Invece, quelli che avevano i “suggerimenti per tag“, riceveranno un messaggio sul proprio news feed in cui verrà mostrata la funzionalità del Riconoscimento Facciale e di come attivarla, vi sarà un pulsante che permetterà l’attivazione immediata. Importante sapere che, nel caso in cui non si farà alcuna scelta, il Riconoscimento Facciale non si attiverà automaticamente. E i “suggerimenti per tag” non funzioneranno più. 

    facebook riconoscimentofacciale

    Tutti gli utenti che accetteranno di attivare la funzionalità, permetteranno a Facebook di attivare l’intelligenza artificiale, alla base della funzionalità stessa, che avviserà l’utente ogni qual volta verrà inserito in qualche immagine postata direttamente sulla piattaforma. Si riceveranno avvisi anche quando sarà lo stesso utente a postare foto in cui compariranno amici che hanno attivato il Riconoscimento Facciale, in questo caso la piattaforma suggerirà di taggarli. E qualora l’utente non volesse procedere al tag, l’amico riceverà, a sua volta, una notifica dell’esistenza di una immagine su Facebook in cui compare.

    facebook riconoscimento facciale consenso

    Facebook ha da sempre sostenuto che il Riconoscimento Facciale potesse essere uno strumento per difendere l’identità degli utenti. Solo che, e veniamo al discorso iniziato poco più sopra, negli Usa la società di Zuckerberg si trova coinvolta in una nuova causa legale per aver raccolto dati biometrici degli utenti, senza che vi fosse l’esplicito consenso degli stessi. Una situazione pesante, la società ha perso in appello, che, nel caso in cui dovesse perdere, potrebbe trasformarsi in una nuova pesante multa miliardaria.

    E dopo la multa di 5 miliardi di dollari dello scorso luglio a seguito dello scandalo Cambridge Analytica, non è il massimo.

  • Intelligenza Artificiale e Assicurazioni, fondamentale per semplificare

    Intelligenza Artificiale e Assicurazioni, fondamentale per semplificare

    Al SAS Forum Milan 2019 non è mancato l’approfondimento sull’Intelligenza Artificiale, tema che riguarda anche le assicurazioni. Ne abbiamo parlato con Giacomo Lovati, Direttore Insurance & Telematics Services – UnipolSai.

    Il mondo delle assicurazioni fatto di numeri e di dati ha, per certi versi, molto a che fare con l’Intelligenza Artficiale, grande tema trattato durante il SAS Forum Milan 2019. Ne abbiamo parlato con Giacomo Lovati, Direttore Insurance & Telematics Services – UnipolSai. “Il settore assicurativo è proprio quello dove c’è spazio per introdurre in modo ‘intelligente’ l’Intelligenza Artificiale, per sviluppare le relazioni, il proprio business, per semplificare. E’ necessario sviluppare nuove modalità per mantenere viva quella parte di relazione con il cliente dove è forte la componente umana“.

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    Hai detto che l’Intelligenza Artificiale vi ha aiutato a semplificare i processi, a migliorare la relazione con i clienti. Ma come avete gestito l’implementazione in aziende di questa tecnologia, immaginando che sia stata abbastanza impattante sull’intera organizzazione? E in questa organizzazione, qual è l’apporto umano?

    Hai detto bene, ha avuto un impatto molto forte soprattutto dal punto di vista culturale, perché oggi si parla tanto di Intelligenza Artificiale specie in toni preoccupanti. Ci si chiede spesso che l’AI rimpiazzerà il ruolo dell’uomo con una macchina, non è mai vero dal mio punto di vista. Possono però essere molto utili per migliorare le relazioni. Il mondo delle assicurazioni ha uno schema di interrelazioni abbastanza semplice e standardizzate. Faccio un esempio per ottenere un preventivo servono delle informazioni catalogate, standard, ecco in questo caso l’Intelligenza Artificiale ha un impatto molto forte, basti pensare alle chatbot che, alla fine, pongono al cliente delle domande abbastanza semplici. Quindi l’impiego di Intelligenza Artificiale in questa parte del processo rende sicuramente più agevole e snella la relazione con il cliente.

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    Giacomo Lovati – UnipolSai

    Poi è chiaro, nel caso della gestione di un sinistro tutto diventa un po’ più complesso e niente e nulla potrà sostituire l’empatia e il ruolo di un liquidatore per la capacità di apprendere a fondo la dinamica di un sinistro. E quindi, c’è grande spazio per semplificare alcune fasi del processo, salvo restando il ruolo dell’essere umano laddove serve capire meglio le dinamiche. Paradossalmente, un cliente che non ha mai un sinistro non entra mai in contatto con la sua compagnia assicurativa. Paga tutti gli anni la sua polizza “per l’eventualità di”, ma quando ha il sinistro è lì che si vede totalmente il servizio. Quindi, attraverso l’Intelligenza Artificiale gestiamo le fasi iniziali del processo e l’essere umano entra nel processo quando c’è un problema. Le compagnie assicurative devono spostarsi sempre di più verso il concetto di risolutore di problemi piuttosto che essere individuate come semplici bancomat.

    In questa costruzione di processi con tecnologia AI, qual è il ruolo di SAS Italy?

    Come dicevamo prima, il mondo delle assicurazioni è fatto di numeri, di statistiche: 10 milioni di clienti auto, 16 milioni di clienti nel complesso. La costruzione stessa del prodotto assicurativo si fa con i numeri e la statistica, è ovvio che aziende come SAS Italy, leader mondiale della data analytics possono essere dei partner ideali per lo sviluppo del nostro business. Da qualche anno si parla insistentemente di Big Data, in realtà sono 50 anni che le compagnie assicurative hanno a che fare con i dati, posso dire che proprio gli assicuratori hanno inventato i Big Data 50 anni fa.

    Da qui a 10/15 anni come vedi il mondo delle assicurazioni? Sempre più automatizzato con all’interno una componente “umana”?

    Sicuramente ci sarà più automatizzazione, ci sarà una evoluzione del mondo assicurativo. E, in questo contesto, l’assicurazione legata al mondo dell’auto la farà da padrone, sarà ancora per lungo tempo il business principale delle compagnie. Ma assisteremo ad un cambiamento radicale del concetto di mobilità, pendo a quando adolescente io che possedere un motorino era la cosa più importante. Adesso, ai giovani di oggi, possedere un veicolo interessa veramente poco, perché ci sono altri modelli di mobilità che non passano più dal possesso, ma dall’utilizzo del mezzo stesso. Quindi ci saranno sempre meno macchine da assicurare. L’assicuratore deve pensare a questo.

    Noi come Unipol siamo già entrati nell’ecosistema della mobilità, perché presidiare questo settore significa quindi poterla assicurare, e parliamo quindi del mondo car-sharing, del noleggio a lungo termine, transazioni di autovetture usate, i pagamenti in mobilità. Sono tutti elementi che appartengono al mondo della mobilità su cui stiamo portando i nostri valori di fiducia e affidabilità. Oggi l’assicurazione di evolve, è stato questo il tema al centro della presentazione del nostro piano industriale, “Mission Evolve, ad indicare proprio questo nostro percorso che si sviluppa su tre unti essenziali: mobilità; salute/welfare, ancora poco presidiato; e IoT che comprende anche il tema dell’Intelligenza Artificiale, la domotica. Questo i temi che faranno parte del nostro futuro.

  • Fieldbox e BeeData vincono Alperia Startup Factory

    Fieldbox e BeeData vincono Alperia Startup Factory

    Alperia Startup Factory è il progetto di Alperia, provider di servizi energetici, per le startup, PMI e giovani talenti lanciato lo scorso anno, mirato a individuare le idee più innovative nel campo della green economy. Un bel progetto che ha visto trionfare Fieldbox.ai e BeeData che si sono affermate su 142 candidature arrivate da tutta Europa.

    Come sempre, qui su InTime, ci piace parlare e farvi conoscere progetti nuovi che possono trovare anche il vostro interesse pratico, e ci piace anche raccontarvi la loro evoluzione. Come nel caso di Alperia Startup Factory, progetto che Alperia, provider di servizi energetici, aveva lanciato lo scorso anno, rivolto a startup, PMI e giovani talenti lanciato lo scorso anno, mirato a individuare le idee più innovative nel campo della green economy.

    E a trionfare sono state due startup, Fieldbox.ai e BeeData, che si sono affermate su 142 candidati provenienti da tutta Europa con progetti inediti rivolti al mondo della Green Energy ma anche ai settori Smart Mobility, Smart Home&Building Automation, Public Lighting, Hydropower e Call-center Optimization.

    Alperia startup contest

    FieldBox.ai, specializzata in soluzioni per l’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito industriale, ha presentato “Hydrobox”, un dispositivo digitale per il monitoraggio delle deformazioni delle condotte forzate: un progetto frutto di anni di R&S che rende possibile la trasmissione di informazioni preziose che contribuiscono a migliorare la produttività ed aumentare la sicurezza dei siti industriali.

    Beedata opera nel settore data analytics del mercato energetico in Europa e, con il progetto “BeeTeam,” mette a punto bollette energetiche con l’aggiunta di informazioni puntuali basate su analisi sofisticate dei dati per avvicinare le società energetiche agli utenti finali sulla base di bisogni reali.

    Con Alperia Startup Factory vogliamo offrire a tutte queste proposte visionarie e coraggiose la possibilità di presentarsi e crescere con un programma di accelerazione e sviluppo”, afferma Johann Wohlfarter, CEO di Alperia. “Dopo il successo della call lanciata lo scorso dicembre, vogliamo ora avviare una collaborazione attiva con le due start up vincitrici che, sicuramente, offriranno un importante contributo alla nostra azienda e ai nostri clienti.

    Dopo aver trascorso gli ultimi mesi insieme ai finalisti per realizzare i prototipi e per testarne la fattibilità di commercializzazione, il team Alperia ora è pronto ad entrare nel vivo della fase di sviluppo per supportare concretamente le due start up nella realizzazione dei propri progetti.

    La giuria di Alperia Startup Factory, costituita dal top management dell’azienda, ha ritenuto validi ed interessanti per un’implementazione anche le proposte di Enterprise.Bot, specialista nel campo chatbot, e Alperia1000, l’idea presentata da ICEGateway, provider di soluzioni smartcity.

    Alperia ha messo a punto il contest Startup Factory insieme a WhatAVenture, una giovane impresa che supporta le aziende nell’implementazione di innovazioni e nuove idee.

  • Ecco il primo doodle di Google con l’Intelligenza Artificiale, in onore di Johann Sebastian Bach

    Ecco il primo doodle di Google con l’Intelligenza Artificiale, in onore di Johann Sebastian Bach

    Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google, in onore del grande compositore Johann Sebastian Bach, è diverso dagli altri: è il primo doodle che il colosso di Mountain View realizza con l’Intelligenza Artificiale. Una volta avviato e impostata una propria melodia, ecco che interviene l’AI per armonizzare il tutto, regalandovi una musica degna di un grande compositore che potete anche scaricare.

    I doodle di Google sono sempre stati un grande esempio di intrattenimento, un grande format che, come abbiamo spesso sottolineato, riesce, a suo modo, a fare cultura intrattenendo e divertendo. E tutti questi ingredienti oggi li ritroviamo in un nuovo doodle, dopo quello di ieri dedicato all’arrivo della Primavera, dedicato al grande compositore Johann Sebastian Bach per i suoi 334 anni dalla nascita, interattivo, divertente, ma che ha qualcosa di più rispetto agli altri. E’, infatti, il primo doodle che il colosso di Mountain View realizza con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale. Come avrete certamente notato, una volta cliccato sull’avvio del doodle, vedrete una breve dimostrazione su come nasce una melodia a due battute. Una volta finita la dimostrazione, ecco che inizia il bello del doodle: è il vostro turno per comporre la vostra melodia.

    Una volta realizzata quella che secondo voi potrebbe essere qualcosa di orecchiabile, ecco che interviene l’Intelligenza Artificiale ad “armonizzare” il tutto, rendendo la vostra composizione degna di un grande musicista.

    google doodle bach 2019

    Il doodle è stato realizzato attraverso un processo di Machine Learning, un processo di apprendimento attraverso il quale la macchina impara tutte le risposte possibili rispetto ad una data richiesta. In pratica la macchina risponde utilizzando tutte quelle che ha a sua volta imparato in precedenza, invece che rispondere secondo il metodo delle regole.

    Ecco, il doodle che vediamo oggi è stato realizzato grazie ai team di Google Magenta e Google PAIR, due team fortemente focalizzati sull’Intelligenza Artificiale, che hanno, per l’occasione, realizzato un modello di ML che potrebbe essere replicato per imparare a fare musica, nel senso di come armonizzare le melodie e imparare a comporre partendo da zero. In particolare Coconet, il modello di Machine Learning che sta dietro la realizzazione del doodle, ha utilizzato 306 melodie corali di Bach, da qui è iniziato l’addestramento sulla macchina al fine di generare musica polifonica in stile “Bach”.

    Festeggiamenti in onore di Johann Sebastian Bach

    Grande caratteristica di Coconet è che questo modello riesce a generare melodie non in senso cronologico, come quasi tutti i modelli, ma riesce a iniziare a sviluppare musica da qualsiasi punto di voglia iniziare. Dopo Coconet, il team di Google Pair hanno usato TensorFlow.js per fare in modo che l’apprendimento automatico avvenisse interamente all’interno del browser web.

    google doodle bach 2019 intelligenza artificiale

    google doodle bach 2019 intelligenza artificiale

    Ecco, anche un doodle è stato utile a spiegare come funziona l’Intelligenza Artificiale attraverso un modello di Machine Learning che, come in questo caso, potrebbe essere replicato in tanti altre situazioni.

    Due piccole annotazione, doverose a questo punto, su chi era Johann Sebastian Bach, uno dei più importanti compositori di tutti i tempi, il più importante compositore di musica secondo quanto affermato dal New York Times nel 2011. Nato ad Eisenach, in Turingia, il 21 marzo del 1685, Johann Sebastian Bach apparteneva ad una famiglia di musicisti, infatti suo padre suonava diversi strumenti e era stato anche direttore d’orchestra della città. Dopo la morte del padre fu suo fratello maggiore a prendersi cura di lui. Da subito Johann Sebastian Bach impara a conoscere, a costruire e a riparare i complessi meccanismi interni degli organi a canne che si trovano all’interno del doodle di oggi.

    La sua musica era caratterizzata dalla complessità dell’armonia, ecco il perchè del doodle, ed era poi riconosciuto come grande organista e compositore attraverso il clavicembalo, l’antenato del pianoforte. Tra i musicisti che si ispirarono a lui va menzionato certamente Beethoven e anche Mozart. Una curiosità che forse molti di voi conosceranno già, ma tre composizioni di Bach sono state incluse nel “Voyager Golden Record”, un disco inserito nelle prime due navicelle del Programma Voyager, lanciato nello spazio nel 1977 e contenente suoni e immagini della Terra al fine di portare a eventuali altre civiltà la conoscenza della nostra cultura.

  • Intelligenza Artificiale e Lavoro: ‘molto dipende dai nostri obiettivi’

    Intelligenza Artificiale e Lavoro: ‘molto dipende dai nostri obiettivi’

    Ma è questo l’anno dell’Intelligenza Artificiale? Davvero l’IA eliminerà posti di lavoro? A che punto siamo in Italia? Queste, in sintesi, alcune delle domande che abbiamo rivolto al dottor Piero Poccianti, presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA), in occasione del prossimo AI Forum del 12 aprile a Milano.

    Di Intelligenza Artificiale si parla ormai sempre di più e per noi di InTime Blog è arrivato il momento di offrire a voi l’occasione di saperne un po’ di più, anche su come il nostro paese si sta preparando a questo grande fenomeno. Allora, la persona più indicata per questo non poteva che essere il dottor Piero Poccianti, presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA), un’associazione che ha oltre trent’anni di attività che verranno celebrati il prossimo 12 aprile in occasione dell’AI Forum, presso il palazzo Mezzanotte a Milano. La nostra chiacchierata ha toccato molto punti, anche quello che riguarda il grande tema del lavoro, ossia se l’Intelligenza Artificiale eliminerà posti di lavoro o se invece contribuirà a crearne di nuovi. “Molto dipenderà dai nostri obiettivi”, ci ha risposto il dottor Poccianti.

    Ruolo Intelligenza Artificiale, se ne parla ormai da tanto, è dal 2015 che ogni anno si dice “questo è l’anno dell’Intelligenza Artificiale”.

    «La voglia che qualche macchina acquisisca una sorta di intelligenza, in realtà, è molto antica, ma la nascita dell’Intelligenza Artificiale come disciplina moderna avviene nel 1956 al congresso di Dartmouth, ed è in questa occasione che nasce la definizione di “Intelligenza Artificiale”. Ma per la verità, e questo è un dato storico, già nel 1943 due studiosi, McCulloch e Pitts, realizzano quello che viene ritenuto essere il primo vero algoritmo inerente all’IA. Anche Turing, nel 1950 con il suo “Test di Turing” si poneva il problema se una macchina fosse in grado di “pensare”, realizzando quello che viene conosciuto oggi come “The Imitation Game“.

    Dopo il 1956 attorno all’Intelligenza Artificiale abbiamo vissuto diverse “onde”, gli studiosi li chiamano gli “inverni” e le “estati” dell’Intelligenza Artificiale. Nel senso che si sono vissuti momenti di forti critiche alternati da momenti di grandi entusiasmi.»

    intelligenza artificiale intervista poccianti franzrusso.it 2019

    E adesso in quale “stagione” dell’AI ci troviamo? Dove siamo arrivati oggi con l’Intelligenza Artificiale?

    «Oggi possiamo affermare di vivere una grande “primavera”, forse addirittura un’estate. Tenga presente che noi oggi abbiamo in uso degli algoritmi che risalgono per lo più agli anni ’80 derivanti dagli studi di McCulloch e Pitts sul “neurone artificiale” e capaci di creare delle reti che permettono di “imparare”, quindi di replicare le dinamiche del cervello umano. L’Intelligenza poi non è fatta solo da quello, è fatta anche dalla capacità di percepire e su quello si stanno ottenendo dei grandi risultati.

    Lei mi chiede dove siamo oggi e le rispondo che siamo molto lontani da una “Intelligenza Artificiale” generale, tanto per fare un esempio, una sorta di Blade Runner, però siamo in grado di realizzare macchine che eguagliano, e in qualche caso superano, le capacità dell’uomo in ambiti particolari. Ci sono esempi in questo senso nel mondo dei videogiochi, ad esempio il poker, e ci sono poi esempi di macchine in grado di riconoscere oggetti all’interno di una scena. Ecco per intenderci, oggi abbiamo macchine molto evolute che riescono a fare e a percepire cose che l’uomo non è in grado di fare. Basti pensare al mondo della medicina dove ci sono macchine ad Intelligenza Artificiale che riescono ad effettuare diagnosi che l’uomo non riuscirebbe a fare.»

    Se oggi guardiamo alla vita di tutti i giorni, parlando di Intelligenza Artificiale è molto facile entrarvi in contatto attraverso dispositivi mobili che permettono il riconoscimento degli oggetti, come la fotocamera, e anche gli smart speaker, gli assistenti virtuali. Stiamo parlando anche di questo?

    «Gli studi sulle limitazioni delle reti neurali sono iniziati alla fine degli anni ’60 con due ricercatori, Marvin Minsky e Seymour A. Papert, che nell’opera “Perceptron”, mostravano i limiti operativi delle semplici reti a due strati. Da qui, dopo una brusca frenata, si arriva alla metà degli anni ’80 quando un gruppo di studiosi riesce a dimostrare come una rete può essere composta da tanti strati e quindi in grado di superare i limiti riconosciuti da Minsky e Papert. Ecco, quegli algoritmi sono praticamente quelli che stiamo usando oggi. Solo che oggi abbiamo delle macchine con delle potenze di calcolo molto più elevate rispetto a 30 anni fa, basti pensare alla potenza delle schede grafiche di oggi dotate di parallelismo. Inoltre tutti gli algoritmi di machine learning si sono raffinati, inoltre abbiamo a disposizione un’enorme mole di dati che permettono alle macchine di imparare attraverso degli esempi.

    Per tornare ai suoi esempi, gli assistenti virtuali sono macchine intelligenti che riconoscono il parlato, in modo abbastanza “tradizionale”. Il passo successivo consiste nell’insegnare loro non solo a colloquiare, ma anche a spiegare. Se, ad esempio, chiedessimo ad Alexa o a Google Home “che tempo fa oggi?“, la risposta sarebbe quella che si aspetta, ma se provassimo a chiedere “perché?” non sarebbero in grado di rispondere. Ed è proprio questo uno dei grandi limiti di queste tecnologie: l’incapacità di dare una motivazione alle proprie “azioni”, un problema che ci ritroveremo ad affrontare anche con le auto a guida autonoma. La grande sfida che abbiamo di fronte oggi sta quindi nel mettere insieme la capacità di percepire con la capacità di ragionare. Sono tanti gli esempi che stanno cominciando ad andare in questa direzione e anche enti di ricerca e agenzie governative, pensiamo agli Usa, che spingono affinché si possano mettere insieme i vari paradigmi.»

    Ma allora, dottor Poccianti, la domanda adesso è quella che tutti si aspettano e siamo sicuri che lei ci aiuterà a capire meglio. Ma l’Intelligenza Artificiale davvero ruberà il lavoro o forse è meglio credere che creerà nuovi posti di lavoro? Qual è la sua visione su questo tema?

    Piero Pocciani Associazione italiana per l'intelligenza artificiale
    Piero Pocciani – Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale

    «È un quesito che come ricercatori accademici ci poniamo spesso perché è un nostro dovere morale, verso la società, chiederci dove la nostra ricerca ci sta portando. Su questo tema come Associazione abbiamo organizzato diversi eventi coinvolgendo le scuole, perché crediamo sia giusto che anche i giovani ragionino su queste problematiche, non solo sociologi ed economisti.

    Ad oggi possiamo dire di essere arrivati ad una conclusione: molto dipende dagli obiettivi che ci poniamo come uomini. Se guardiamo le altre rivoluzioni industriali, notiamo che sono state inventate e introdotte delle macchine che hanno aiutato ad alleviare i lavori più usuranti e pesanti. Con l’Intelligenza Artificiale stiamo potenziando le macchine in modo che possano fare lo stesso con il lavoro intellettuale.

    Guardando sempre le rivoluzioni industriali precedenti, notiamo che alcuni mestieri sono spariti mentre altri sono stati creati, ma non solo. I risvolti positivi sono emersi anche a livello sociale e umano: gli orari di lavoro sono diminuiti e le condizioni lavorative migliorate. A tal proposito vorrei ricordare che in un famoso discorso del 1930 a Madrid, John Maynard Keynes disse: “i miei nipoti non dovranno lavorare più di 15 ore alla settimana se vogliamo che il sistema economico non entri in crisi“.

    Se dobbiamo fare delle considerazioni sull’impatto che avrà l’AI sul mondo del lavoro ci troviamo di fronte a due scuole di pensiero. La prima, quella un po’ più pessimistica, ritiene che l’introduzione dell’AI e di sistemi robotici influirà sulle mansioni oggi esistenti per il 70%. Gli impatti negativi rilevati da questi studi sono però mitigati dal fatto che alcune professioni non verranno toccate. Si pensi a professioni come il cuoco. I robot e l’AI potranno facilitare alcune mansioni ripetitive proprie di questa professione. Laddove però si assumerà un solo cuoco anziché due, in questo caso si parla di disoccupazione.

    La seconda invece è più ottimistica e crede che l’Intelligenza Artificiale creerà nuovi posti di lavoro che noi oggi non conosciamo. Per fare una sintesi di queste due posizioni, molto dipende da quello che noi desideriamo, gli obiettivi che ci poniamo.

    Se quello che vogliamo ottenere è ridurre i costi e aumentare la produttività, allora si avrà disoccupazione. Al contrario, se ragioniamo in termini di benessere della società, intesa non solo come equa distribuzione dei profitti ma anche come aumento della qualità della vita, sono fermamente convinto che le macchine potrebbero aiutarci a raggiungere questi ultimi due obiettivi.

    Purtroppo la nostra società ragiona esclusivamente in termini di PIL e di profitti, e si tende a pensare che queste due grandezze siano direttamente proporzionali al benessere, ma non è così. In questo contesto, dovremmo cominciare a ragionare in ottica di benessere, altrimenti rischiamo davvero di farci del male. Ma ricordiamoci sempre, che le macchine sono fatte per diminuire il carico di lavoro dell’uomo, non per aumentarlo. Quello che ci auspichiamo, come Associazione e come ricercatori, è di vedere una collaborazione proficua tra uomo e macchine, di modo che quest’ultime compiano le mansioni ripetitive e logoranti, mentre all’uomo siano relegati i compiti più creativi.»

    Associazione italiana per l'intelligenza artificiale AIxIA

    Lei, giustamente, sottolineava il fatto che questo del lavoro è un problema politico, ed è così. Solo che la politica, come abbiamo visto negli ultimi anni, ha difficoltà a stare al passo con i tempi, perdendo, come spesso capita delle occasioni.

    «Credo che stiamo vivendo una crisi che ha più facce. È una crisi democratica, nel senso che si ha la sensazione di non avere più fiducia negli strumenti democratici. È una crisi economica, le differenze tra i ricchi e i poveri stanno aumentando sempre di più. Ed inoltre abbiamo una grossa crisi ambientale: molti di coloro che dicono che la produttività aumenterà pensa che le risorse siano infinite.

    È come se vivessimo in un’astronave che dobbiamo preservare, sapendo bene che noi abbiamo bisogno della Terra, ma la Terra non ha bisogno di noi.»

    Per chiudere, dottor Poccianti, Le chiedo di descriverci cosa fa l’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, che ha più di 30 anni di storia, e se può farci un po’ lo stato dell’arte dell’AI nel nostro paese.

    «L’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (oggi conta più di 1.000 membri tra ricercatori, professori universitari e società, n.d.r.) è nata nel 1988 dopo la più grande conferenza generalista sull’Intelligenza Artificiale, la IJCAI (International Joint Conferences on Artificial Intelligence), che nel 1987 si svolse proprio a Milano (è curioso notare che questa conferenza, insieme a quella europea, nel 2022 sarà di nuovo in Italia per la precisione a Bologna).

    L’Associazione ha l’obiettivo di diffondere a 360° la cultura sull’Intelligenza Artificiale, diventando un punto di riferimento sia per la ricerca che per le imprese. Due attori che giocano un ruolo diverso ma strettamente connesso. Da qui lo sforzo da una parte di far comprendere alle aziende l’importanza di affidarsi alla ricerca per avviare delle collaborazioni proficue e vincenti, dall’altro di promuovere la ricerca italiana, sottolineando l’eccellenza che la caratterizza. In realtà come ben sappiamo in Italia si investe poco in ricerca, ma il numero di articoli dei ricercatori sull’Intelligenza Artificiale e il numero di citazioni sono fra i più alti del mondo.

    Se consideriamo la penetrazione di AI nel tessuto industriale italiano, notiamo come siano poche le aziende ad aver adottato soluzioni AI. Siamo ben lontani dalla situazione che si riscontra, ad esempio, in Francia e Germania. Quello che caratterizza la situazione europea è la forte presenza di PMI, che sono incapaci di sviluppare l’AI (per carenza di risorse non di capacità) come invece avviene nelle grandi multinazionali di USA e Cina.

    In Italia si sta cercando di fare divulgazione e conoscenza, attraverso la nostra attività e non solo. Anche il Politecnico di Milano sta lavorando molto in questo senso (qui i risultati presentati di recente proprio dal Polimi sull’Intelligenza Artificiale in Italia).

    Le aziende forse ancora non hanno compreso appieno l’Intelligenza Artificiale, e forse non hanno neanche un’adeguata cultura sul tema. Uno degli obiettivi dell’AI Forum (che si terrà a Milano il prossimo 12 aprile) è quello di creare un tessuto connettivo fra la ricerca e il mondo delle imprese.

    Ci terrei inoltre ad aggiungere che dobbiamo recuperare i valori dell’Europa e pensare alla collaborazione. Perché anche la Francia o la Germania sono troppo piccoli per affrontare quello che sta per arrivare. Dobbiamo quindi pensare ai valori etici dell’IA, un aspetto molto importante.»

    Grazie davvero al dottor Poccianti per questa bella chiacchierata e per avermi aiutato a capire meglio quale sia lo stato dell’Intelligenza Artificiale oggi, anche nel nostro paese.

  • Intelligenza Artificiale, solo il 12% delle aziende ha avviato progetti

    Intelligenza Artificiale, solo il 12% delle aziende ha avviato progetti

    Il mercato dell’Intelligenza Artificiale è agli inizi ma con grandi margini di crescita. Il valore dei progetti di IA vale in Italia 85 milioni di euro, questo il dato che ha rilevato l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Nonostante le aziende italiane siano sempre più consapevoli delle grandi opportunità, solo il 12% di esse ha avviato dei progetti.

    SI sente parlare spessi di Intelligenza Artificiale, come grande opportunità da cogliere, e questo è vero. Quello che manca spesso è una panoramica relativa al nostro paese, per comprendere quanto questo fenomeno si stia sviluppando nel nostro paese. Ebbene, a queste domande risponde bene l’Osservatorio Artificial Intelligence che oggi a Milano ha presentato i risultati di una ricerca che offre dati e spunti molto interessanti su come le aziende italiane stanno affrontando il fenomeno dell’Intelligenza Artificiale.

    Intelligenza Artificiale, il mercato in Italia

    Il valore di mercato degli algoritmi sviluppati sviluppati è oggi in Italia di 85 milioni di euro, stiamo parlando quindi di un mercato agli inizi ma con grandi margini di crescita. A questo dato relativo ai progetti va affiancato il mercato degli assistenti vocali intelligenti (capaci di generare nel 2018 un mercato di 60 milioni di euro), quello dei robot autonomi e collaborativi usati in ambito industriale, il cui mercato valeva nel 2017 già oltre 145 milioni di euro. Dai interessanti che ci offrono una prima panoramica sulle dimensioni di mercato. Ma le aziende italiane come stanno implementando i vari progetti di Intelligenza Artificiale?

    intelligenza artificiale mercato italiano

    A questa domanda si può rispondere con il dato che soli il 12% delle aziende italiane ha portato a regime almeno un progetto di intelligenza artificiale, mentre quasi una azienda su due non si è ancora mossa ma sta per farlo (l’8% è in fase di implementazione, il 31% ha in corso dei progetti pilota, il 21% ha stanziato del budget).

    Tra chi ha già realizzato un progetto, ben il 68% è soddisfatto dei risultati e le più diffuse sono quelle di Virtual Assistant/Chatbot. Le imprese italiane però hanno una visione ancora confusa delle opportunità dell’Artificial Intelligence: la maggioranza, il 58%, la associa a una tecnologia capace di replicare completamente la mente umana (un concetto che ha poco a che fare con i risvolti pratici della disciplina), il 35% a tecniche come il Machine Learning, il 31% ai soli assistenti virtuali, mentre solo il 14% ha compreso che l’AI mira a replicare specifiche capacità tipiche dell’essere umano (la visione prevalente nella comunità scientifica).

    intelligenza artificiale aziende italiane

    Intelligenza Artificiale e mercato del lavoro

    La ricerca dell’Osservatorio ci offre anche quella che è la visione dell’Intelligenza Artificiale delle aziende italiane in relazione al lavoro.

    Ora, da un lato il 33% delle aziende intervistate dichiara di aver dovuto assumere nuove figure professionali qualificate per realizzare soluzioni di AI; dall’altro il 27% ha dovuto ricollocare personale dopo l’introduzione di una soluzione di AI. L’indagine puntuale sul bilancio occupazionale in Italia rivela come l’Artificial Intelligence sia da considerarsi più come un’opportunità che una minaccia: 3,6 milioni di posti di lavoro equivalenti potranno essere sostituiti nei prossimi 15 anni dalle macchine, ma nello stesso periodo a causa della riduzione dell’offerta di lavoro (principalmente per questioni demografiche, ipotizzando continuità̀ sui saldi migratori) e l’incremento di domanda si stima un deficit di circa 4,7 milioni di posti di lavoro nel Paese, da cui emerge un disavanzo positivo di circa 1,1 milioni di posti.

    In questo scenario, diffuso a livello globale, di progressiva riduzione della forza lavoro, l’Intelligenza Artificiale appare non solo come una opportunità, ma come una necessità per mantenere gli attuali livelli di benessere economico e sociale, riducendo i costi assistenziali necessari a mantenere gli standard di vita, creando nuovi lavori a maggiore valore, per avvicinarsi all’1,5% di tasso medio annuo di crescita della produttività̀ che sarebbe necessario, nei prossimi 15 anni, per mantenere invariato l’attuale equilibrio socioeconomico del sistema assistenziale-previdenziale del nostro Paese.

  • Mookkie, la ciotola intelligente premiata al CES di Las Vegas

    Mookkie, la ciotola intelligente premiata al CES di Las Vegas

    Mookkie è la ciotola intelligente che riconosce l’animale domestico, una delle tante applicazioni che possono essere realizzate grazie all’Intelligenza Artificiale. Ad idearla e a realizzarla è l’azienda italiana Volta che si aggiudica l’Innovation Award nella categoria Smart Home al CES 2019 di Las Vegas.

    L’Intelligenza Artificiale sarà uno dei grandi temi tech che guideranno questo 2019, appena iniziato, lo ricordavamo proprio qui sul nostro blog, elencando tutte le novità tech che conosceremo nei prossimi mesi. E siccome il 2019 sarà anche a trazione AI, allora iniziamo con questa notizia che parla italiano e vince il prestigioso premio al CES 2019 di Las Vegas. Parliamo di Mookkie, la ciotola intelligente che è in grado, grazie appunto all’Intelligenza Artificiale, di riconoscere l’animale domestico. A realizzare questo ciotola davvero innovativa è l’azienda italiana Volta, specializzata nello sviluppo di prodotti fortemente orientati all’Intelligenza Artificiale. L’azienda riceverà il prestigioso premio il 7 gennaio a Las Vegas dalla Consumer Technonogy Association, l’associazione dei consumatori americani che promuove il Consumer Electronic Show, e presenterà ufficialmente la AI-powered pet bowl al CES 2019 in programma dall’8 all’11 gennaio.

    Come funziona Mookkie, la ciotola che riconosce il cane o il gatto

    Mookkie è una ciotola per ogni tipo di animali domestici dotata di intelligenza artificiale, eccome come funziona. Attraverso una telecamera grandangolare registra le immagini dell’animale cui è destinato il cibo, quindi le rielabora con un’architettura di rete neurale profonda. Così facendo è in grado di riconoscere visivamente la presenza dell’animale domestico e attivare l’apertura dello sportello per permettergli di poter accedere al cibo – con una logica del tutto simile al “face-unlock” dei moderni smartphones. Il riconoscimento visuale richiede l’elaborazione di un trilione di operazioni al secondo, potenza di calcolo che Volta è stata in grado di concentrare all’interno della ciotola.

    mookkie ciotola intelligente
    Mookkie, la ciotola intelligente

    Mookkie è stata progettata pensando a due utenti: l’animale domestico e il suo proprietario. La ciotola dove viene riposto il cibo è rimovibile, facile da prendere e si riposiziona agevolmente al centro della struttura grazie a un sistema magnetico. La forma interna della ciotola è estremamente ergonomica, raggiungibile da ogni punto, quindi accessibile ad ogni tipo di animale. Mookkie, su richiesta, fornisce notifiche e anche brevi video clip attraverso l’app per smartphone dedicata, per la tranquillità del proprietario dell’animale domestico. Inoltre, può essere comandata ed interrogata attraverso le più comuni interfacce vocali per la casa: il proprietario può controllare con la sola voce la ciotola, chiedere informazioni sui pasti e ordinare il cibo quando si sta esaurendo.

    Ecco le novità tech e digital che vedremo nel 2019

    L’azienda Volta, in collaborazione con Pet Electronics Company di New York, sta lavorando per industrializzare il prodotto con l’obiettivo di poterlo offrire al mercato americano ad un prezzo iniziale di 189 dollari, a partire indicativamente da settembre 2019. Mookkie sarà comunque disponibile sul sito mookkie.com e e sui principali siti di e-commerce. Al momento si tratta di un oggetto artigianale, realizzato in Italia e completamente personalizzabile, realizzabile solo su richiesta.

    mookkie ciotola intelligente volta

    “Abbiamo preso uno dei più semplici e umili oggetti presenti nelle nostre case e lo abbiamo reinventato intorno alle più recenti tecnologie di intelligenza artificiale; questo è ciò che facciamo quotidianamente a Volta con molteplici oggetti e processi” – ha spiegato l’amministratore delegato di Volta, Silvio Revelli. “In questo caso il risultato è una ciotola per animali domestici, dal gatto al cane, che riconosce visivamente il suo animale e si attiva di conseguenza mettendogli a disposizione il cibo precedentemente preparato. I vantaggi non sono solamente in termini di sicurezza: avremo la garanzia che l’accesso al cibo sarà solo per il nostro animale; ma anche in termini di freschezza e conservazione dello stesso. Mookkie è la dimostrazione di come sia possibile re-inventare praticamente ogni oggetto che conosciamo – anche il più semplice – mettendo al centro del design di prodotto l’intelligenza artificiale”.

  • Instagram, ecco due funzionalità per i non vedenti grazie all’Intelligenza Artificiale

    Instagram, ecco due funzionalità per i non vedenti grazie all’Intelligenza Artificiale

    L’Intelligenza Artificiale può essere davvero un grande aiuto per tutti. Un esempio, in questo senso, ce lo offre Instagram, l’applicazione di condivisione di immagini per antonomasia, che ha introdotto due nuove funzionalità per i non vedenti. L’AI legge le descrizioni “alt text” adesso integrate anche sull’app.

    Il Web e i Social Media devono essere accessibili per tutti e dove ancora ci sono degli impedimenti, degli ostacoli, ecco che può arrivare in soccorso l’Intelligenza Artificiale. E’ il caso di Instagram che ha annunciato l’introduzione di due nuove funzionalità che permetterà ai non vedenti di poter fruire di tutte le potenzialità dell’applicazione. Si tratta di due modifiche importanti che sfruttano l’”alt text” che viene letto in automatico e l’utente potrà ascoltare la descrizione.

    In pratica, quando l’utente scorrerà il suo feed, oppure consulterà la sezione Esplora o il suo profilo, si attiverà un lettore attraverso l’Intelligenza Artificiale che leggerà le descrizioni all’utente. E nel caso in cui non dovesse esservi una descrizione, il software provvederà a leggere una descrizione dell’immagine, attraverso il riconoscimento automatico reso possibile sempre attraverso l’AI (Artificial Intelligence).

    Oltre a questo strumento di lettura, Instagram permetterà anche l’introduzione dell’”alt text” personalizzata, arricchendola come si vuole, permettendo così anche ad altri utenti con disabilità visive di poter avere una descrizione dell’immagine attraverso il loro screen reader.

    Si tratta di due novità che permetteranno anche a chi ha disabilità visive di utilizzare Instagram. Ecco come apparirà la nuova opzione di modifica:

    instagram non vedenti intelligenza artificiale

    Facebook già da qualche anno sfrutta l’Intelligenza Artificiale per descrivere le foto agli utenti non vedenti.

    Prima di queste novità, Instagram veniva usato dagli utenti non vedenti attraverso il lettore automatico di alcuni dispositivi come iPhone. Siri, l’assistente virtuale di Apple, provvedeva a leggere le descrizioni. Il problema era che non tutti avessero a disposizione un iPhone e, di conseguenza, le due novità introdotte da Instagram saranno davvero utili per tanti utenti. Questo video mostra bene come veniva usato Instagram prima.

    Si stima che ad oggi siano 253 milioni le persone con disabilità visive e, di recente, uno studio pubblicato sul Lancet Public Health ha stimato che la cifra possa addirittura arrivare a 500 milioni entro il 2050.

  • Userbot, la startup di Intelligenza Artificiale raccoglie oltre mezzo milione di euro

    Userbot, la startup di Intelligenza Artificiale raccoglie oltre mezzo milione di euro

    Userbot, la startup che ha sviluppato una tecnologia proprietaria di Intelligenza Artificiale applicata alla Customer Interaction, ha raccolto, nei primi sei mesi di quest’anno, oltre mezzo milione di euro. Tutto questo permette alla startup fondata, tra gli altri da Antonio Giarrusso e Jacopo Paoletti, di raggiungere il valore di 3,5 milioni di euro.

    Il tema dell’Intelligenza Artificiale assume sempre più importanza nei processi e nelle organizzazioni aziendali. Soprattutto per quello che riguarda la relazione con il cliente, un segmento molto importante per le aziende, utile a mantenere una relazione costante, unitamente all’assistenza. In questo scenario, sempre in continua evoluzione, vogliamo oggi parlarvi di Userbot, startup italiana che ha realizzato una tecnologia proprietaria di Intelligenza Artificiale applicata proprio alla Customer Interaction. La startup nei primi sei mesi di quest’anno ha già raccolto oltre 500 milioni di euro. Un incremento di finanziamenti che porta il valore della startup a 3,5 milioni di euro. Per essere più chiari, Userbot non è una chatbot, ma è molto di più, è una vera e propria Intelligenza Artificiale per il Customer Service.

    Userbot incrementa la sua base di conoscenza attraverso le interazioni umane che avvengono dentro una qualsiasi chat e su qualunque canale digitale: che sia il proprio sito web, la propria app su Android o iOS, un account social come la propria fanpage Facebook, o un’app di messaggistica come Messenger o Telegram. Si tratta quindi di una rivoluzione, basata principalmente su Deep Learning e Machine Learning, all’interno del rapporto Uomo-Macchina che rappresenta la chiave di volta per soluzioni come queste.

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    In Userbot, spinoff di Mobixee Ltd e parte del gruppo Comunicatica, hanno creduto diversi investitori provenienti dal network di BacktoWork24, nonché professionisti affermati in ambito IT, che ad aprile 2018 hanno dimostrato fiducia in questo progetto innovativo con un investimento di oltre 300.000 euro. Oggi, insieme all’Advisory Board dell’azienda (composto da imprenditori e manager con un track record ed una storia personale e professionale ampiamente riconosciute dal mercato), contribuiscono concretamente alla crescita di Userbot, allargando il network di contatti con prospect e clienti, oltre che con potenziali nuove partnership sia strategiche che industriali. A fine giugno 2018 si sono poi aggiunti alla compagine societaria oltre 130 nuovi soci provenienti dalla piattaforma di equity crowdfunding – CrowdfundMe – che hanno creduto e investito nella startup, quasi triplicando l’obiettivo di raccolta minimo previsto, con un aumento di capitale di ulteriori 200.000 euro, che ha portato la raccolta complessiva di Userbot, come dicevamo all’inzio, ad oltre mezzo milione di euro nei soli primi 6 mesi del 2018.

    userbot chat intelligenza artificiale startup

    [author title=”” image=”http://”]Siamo entusiasti di avere a bordo con noi un team di investitori che condividono la nostra visione di un futuro in cui l’Intelligenza Artificiale lavorerà a stretto contatto con l’uomo. Con Userbot abbiamo rivoluzionato l’universo del Customer Service attraverso l’utilizzo di un’Intelligenza Artificiale che impara nel tempo dalle interazioni con gli esseri umani. Ma non vogliamo fermarci qui. – ha dichiarato Antonio Giarrusso, Founder & Chief Executive Officer di Userbot – Userbot per noi è solo il primo tassello di un progetto molto più ampio nel campo dell’AI, una tecnologia che tutte le aziende dovrebbero davvero iniziare a capire e accogliere per poter rimanere competitive in un mercato mondiale così veloce e in costante trasformazione. Siamo felici che Userbot sia tra i pionieri in Italia nello sviluppo di tecnologie cognitive.[/author]

    userbot founders

    Abbiamo raggiunto Jacopo Paoletti, Co-Founder & Chief Marketing Officer di Userbot, che ci ha spiegato che questi finanziamenti saranno utili per accrescere la strategia di internazionalizzazione della startup e per incrementare il team, Ma ha aggiunto anche:

    [author title=”” image=”http://”]Questo è per noi solo il primo passo: il primo semestre 2018 ha superato ogni nostra aspettativa, sia in termini di raccolta investimenti ma in particolare in termini di fatturato, e credo sia stato principalmente questo a fare la differenza con gli investitori – ha aggiunto Jacopo Paoletti – con la nostra soluzione, attualmente riservata solo alle corporate, puntiamo già nel 2018 ad aggredire il mercato domestico delle PMI in modalità SaaS, mentre il 2019 sarà dedicato principalmente al mercato anglofono sempre con un approccio self service, che resta il nostro obiettivo principe verso la scalabilità; sempre in ottica di internazionalizzazione contiamo di chiudere fra il 2018 e il 2019 il nostro primo round series A, che dagli interessamenti ricevuti ad oggi si prospetta fin da ora oltre il milione di euro. Ovviamente, per chi fosse interessato, trova già tutte le info sul nostro prossimo aumento di capitale qui: https://invest.userbot.ai/.[/author]

     

  • L’Intelligenza Artificiale è necessaria per elaborare i dati, anche nello Sport

    L’Intelligenza Artificiale è necessaria per elaborare i dati, anche nello Sport

    SAS Forum Milan si conferma un appuntamento tra i più interessanti in Italia per quanto riguarda l’Innovazione e la Tecnologia. Il tema di questa edizione era il rapporto tra Uomo e Macchina, un rapporto che sta prendendo diverse forme grazie all’Intelligenza Artificiale e al Machine Learning. Ma alla base di tutto, serve una modellazione matematica come ci dicono Adriano Bacconi e Ottavio Crivaro.

    SAS Forum Milan si conferma un appuntamento tra i più interessanti in Italia per quanto riguarda l’Innovazione e la Tecnologia. Il tema di questa edizione era il rapporto tra Uomo e Macchina, un rapporto che sta prendendo diverse forme grazie all’Intelligenza Artificiale e al Machine Learning. E quello che oggi ci sembra “straordinario”, in realtà non sarà altro che l’”ordinario” in un futuro non proprio lontanissimo. Un futuro davvero vicino e sul palco centrale della sala plenaria del MiCo di Milano lo abbiamo visto scorrere con tante applicazioni concrete. Lo straordinario che alimenta tecnologie ed innovazioni “possibili”.

    sas forum milan 2018 intelligenza artificiale franzrusso.it 2018

    L’intelligenza Artificiale sarà sempre più parte delle nostre vite, ma, come ha giustamente ricordato Marco Icardi, Regional Vice President SAS e CEO SAS Italy, “oggi tutti ne parlano, ma nessuno sa come farla davvero”. E per vedere degli esempi concreti, e di successo, di AI (Artificial Intelligence) bisognava essere infatti al SAS Forum Milan 2018. Un aspetto che ha tenuto a sottolineare Marco Icardi è che, a differenza di quello che si è portati (erroneamente) a credere, l’Intelligenza Artificiale non porterà nuova disoccupazione, ma, anzi, farà emergere nuove competenze che faranno nascere nuove figure professionali. E’ un cambiamento, una trasformazione che porterà nuovi e diversi benefici.

    Sullo sfondo, come ha sottolineato il professor Marco Zorzi dell’Università di Padova, il Machine Learning oggi è più maturo e lo sarà sempre di più. Di conseguenza, non si parla di una sfida tra Uomo e Macchina, ma di Collaborazione, perchè l’Intelligenza Umana sarà sempre necessaria per interpretare i risultati.

    SAS Forum Milan è stata l’occasione per ascoltare in Italia Hannah Fry, matematica inglese famosa per il suo studio sulle relazioni e il dating e anche per la formula matematica che regola le relazioni. La Fry, in sostanza, ci ha dimostrato chiaramente che un modello di Intelligenza Artificiale basato su Machine Learning ha bisogno, alla base, di un modello matematico. Non serve generare solo un algoritmo per rilevare i dati, serve un modello ampio che dia una visione ampia di risultati. Un approccio che la Fry ha dimostrato e raccontato, illuminando la platea del MiCo con oltre 2 mila partecipanti tra manager, esperti e imprenditori.

    E’ stata l’occasione per ascoltare Bibop G. Gresta, chairman di Hyperloop Transportation Technologies, la società che sta lavorando su un sistema di trasporto Hyperloop che si basa su un’idea di Elon Musk (fondatore della Tesla) del 2013. Gresta, in un modo assolutamente coinvolgente, ha spiegato al SAS Forum Milan come oggi i trasporti siano una grande perdita di tempo, non sostenibili dal punto di vista economico e dal punto di vista ambientale. La capsula, quello che è alla base del progetto e che presto diventerà realtà, viaggerà ad oltre 1.200 Km/h (Milano-Roma in mezz’ora!) con massimo 40 passeggeri.

    Ma quello che ci ha incuriosito molto è stato l’intervento di Adriano Bacconi, allenatore ed esperto di match analysis, e Ottavio Crivaro, fondatore di Moxoff, che hanno portato la loro piattaforma che si serve proprio dell’Intelligenza Artificiale per fare in modo che gli allenatori delle squadre di calcio possano ottimizzare le proprie strategie di gioco.

    Adriano Bacconi è stato uno dei primi a portare il concetto della match analysis in Italia, ha cominciato a “dare i numeri” con Massimo Caputi all’epoca di Telemontecarlo (TMC, diventata poi La7), fino ad arrivare alla “Domenica Sportiva” sulla Rai, portando l’analisi delle partire e i dati relativi agli spostamenti dei giocatori a conoscenza del grande pubblico. Tante poi le collaborazioni con i club di serie A e di serie B (l’ultima proprio con il Palermo). Dati che, estrapolati e gestiti in maniera corretta, possono essere fondamentali per migliorare la strategia di gioco.

    Oggi non serve più caricare gli allenatori e i loro collaboratori di dati e numeri che in realtà dicono poco, serve invece elaborare una strategia di analisi in modo da ottenere informazioni più specifiche da quei numeri. Quello che interessa oggi all’allenatore non è solo in numero dei passaggi fatti, dei cross, dei tiri in porta, ma del perchè in quel momento il giocatore non ha passato la palla in una direzione specifica, del perchè non ha compiuto quell’azione che avrebbe aiutato di più la squadra. Ecco, è questo l’elemento nuovo che cerchiamo di trasmettere agli allenatori e ce ne sono tanti, soprattutto, i nuovi, quelli emergenti che hanno se non altro una mentalità più aperta, riescono a cogliere il senso di una strategia di elaborazione come questa. Parlo di allenatori giovani, come De Zerbi tanto per fare un nome, che hanno capito che l’ammasso dei dati come si faceva 20 anni fa, oggi non serve più. Hanno una mentalità analitica, forse non hanno gli strumenti, hanno la curiosità, l’apertura mentale“.

    Esiste poi un problema decisionale, come sottolinea Ottavio Crivaro, “perchè poi tutta la metodologia e le decisioni vengono prese dall’allenatore, in Premier League invece c’è una organizzazione delle società diversa, con persone che si occupano della match analysis. E’ un approccio culturale diverso. Provate a pensare alla pallavolo, sport fatto di dati, le grandi squadre non sanno dove risiedono i propri dati ad esempio”.

    C’è da dire” – afferma Bacconi – “che oggi anche in Italia i grandi club stanno cominciando a lavorare con un’impostazione diversa, pensiamo alla Juventus ma anche all’Inter. Ma poi tutto parte dagli allenatori. Di nuovo, De Zerbi, come anche Nicola, pur con idee di gioco differenti, hanno compreso le opportunità di questo sistema che gli permette di codificare certi comportamento dei propri giocatori e di impostare una certa strategia. Perchè poi quello che interessa, come dicevamo prima, è perchè il giocatore non ha passato in quel momento, oppure se un giocatore perde la palla perchè gli altri non la recuperano. In questo modo ogni allenatore crea il suo modello, ci mette la sua filosofia di gioco“.

    L’aspetto più interessante è proprio l’elaborazione della piattaforma che si muove, appunto su un principio diverso. “Bisogna andare oltre la misura del dato” – sottolinea Crivaro – “si deve passare ad una logica di estrapolare, da una enorme mole di dati, delle risposte. Esiste, come già detto, un approccio culturale che deve fare la differenza. E’ fondamentale comunque focalizzarsi sul fatto che oggi si parla di Intelligenza Artificiale, ma parliamo di integrazione tra una modellazione matematica e algoritmi di Machine Learning. Non è un sofismo, ma è un aspetto fondamentale. Non ci si può più basare solo sui dati, gli algoritmi di Machine Learnig servono a tirar fuori informazioni dati e simulazioni. Il modello matematico ti aiuta a rappresentare quello che sarebbe stato l’atteggiamento del giocatore. Per arrivare a fare queste elaborazione ci vorrebbero tantissimi dati, al punto che non ce la si potrebbe fare, ecco che l’integrazione di un modello matematico insieme agli algoritmi di Machine Learning ti aiutano a fare questo. E’ quello che in sostanza ha dimostrato Hannah Fry nel suo intervento“.

    Ecco, questo un esempio eccellente di cosa significa oggi collaborazione tra Uomo e Macchina, collaborazione che, come dimostrato, non può prescindere oggi da una modellazione matematica.

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